Giammarco e l'Adriatico

Istituto per gli Studi Adriatici

Convegno CISDID in Italy

In Memory of Ernesto Giammarco

Mare Gratis di Fabio Fiori

Campagna Soci

Istituto per gli Studi Adriatici

L’Istituto per gli Studi Adriatici (ISAd) si è costituito a Pescara nel gennaio 2010. L’Istituto nasce sotto l’egida della Fondazione Ernesto Giammarco ed ha lo scopo di creare nel territorio la coscienza della propria identità adriatica, incrementando le iniziative (convegni interadriatici, seminari di studio, rivista bilingue “Adriatico/Jadran”) che la stessa Fondazione promuove già da alcuni anni nei vari settori della ricerca scientifica e dell’avanzamento dei rapporti culturali transfrontalieri.
Presidente dell’Istituto è uno degli studiosi più illustri che l’Italia possa vantare in materia: il prof. Lorenzo Braccesi, già ordinario di Storia greca nelle Università di Torino, Venezia, Padova e autore di numerose e fondamentali opere sull’Adriatico nell’età antica e moderna, pubblicate da editori di assoluto prestigio (Bompiani, Cappelli, Giunti, Laterza, Liguori, Mondadori, Marsilio etc.). In campo internazionale, il prof. Braccesi è noto per aver tenuto conferenze e seminari in molte università europee e statunitensi. In particolare, ha tenuto regolari cicli di lezione ad Atene e a Parigi, presso l’École Pratique des Hautes Études.
L’ISAd ha elaborato un corposo programma di attività mirate a rilanciare, a breve e medio periodo, il ruolo centrale che Pescara e l’intero Abruzzo dovrebbero rivestire come piattaforma proiettata verso la nuova Europa che sta nascendo di là dal mare. Si tratta di un programma che mira a fare dell’Adriatico uno dei punti di forza della regione, attraverso la costruzione di un vero e proprio sistema Abruzzo-Dalmazia. L’Istituto intende coinvolgere intorno al suo programma i soggetti politici e istituzionali e tutte le realtà del territorio che hanno a cuore uno sviluppo regionale basato sul superamento dei particolarismi e sul senso di appartenenza ad una comunità più ampia, aperta e “vicina”, connotata da una specifica identità. 

 

    





ISTITUTO PER GLI STUDI ADRIATICI
PROGRAMMA 2010-2015


Il programma dell’ISAd si sviluppa a partire da un’analisi della realtà del territorio, che allo stato attuale presenta varie carenze e non pochi punti di debolezza.

- Infrastrutture e collegamenti con l’altra sponda. È questo il vero problema irrisolto delle nostre zone costiere, che frena la crescita di città e regione lasciando ad Ancona e alle vicine Marche il ruolo centrale per gli scambi nel medio Adriatico. È soprattutto in quest’ambito che la politica e gli Enti territoriali vanno richiamati alle loro responsabilità. Si deve dar atto alla precedente Amministrazione Comunale di Pescara di aver capito che il futuro della città è affidato al mare e di aver fatto il possibile per ripristinare i collegamenti con Spalato che negli anni ’70 funzionavano a pieno ritmo con la motonave Tiziano. Tra 2004 e 2008, grazie ad una politica attenta alle esigenze dei cittadini, con opportuni incentivi e motivazioni si erano create le premesse perché una compagnia privata italiana e la principale compagnia pubblica croata riprendessero in considerazione Pescara quale terminale marittimo dei trasporti verso la costa dalmata; perfino una compagnia aerea si era mostrata disponibile e, utilizzando una rotta appropriata, aveva permesso di ridurre al minimo i tempi di percorrenza di uno spazio quantomai esiguo (meno di 100 miglia marine), per raggiungere la città che ci è dirimpetto. Questa reale “vicinanza” con l’altra sponda dell’Adriatico, che allora si poteva percepire in modo tangibile, si è però subito riconvertita in un divario incolmabile, da cui scaturisce quel senso di “lontananza” che qualcuno ancora lamenta. Oggi infatti non è rimasto che il collegamento via mare, limitato al mese di agosto: un collegamento utile solo ad un turismo di transito verso le spiagge della Dalmazia, che ha pochissime ricadute sull’economia pescarese. Potenziando infrastrutture e mezzi di comunicazione, la nostra città si proporrebbe invece come autentico epicentro dei rapporti transfrontalieri medioadriatici, così da poter sfruttare tutte le proprie risorse culturali e ambientali e avviare anche un turismo congressuale e di qualità.
- Rapporto tra istituzioni pubbliche e imprenditoria privata. Va osservato che, per progettare concretamente il futuro di Pescara come città protesa verso il mare e vera anima delle relazioni interadriatiche, oltre che la volontà politica diventa di primaria importanza un rapporto “virtuoso” tra pubblico e privato. Nel nostro territorio sono presenti forze imprenditoriali di tutto rispetto e in particolare la nostra città ha di recente già conosciuto momenti di felice sinergia tra istituzioni e imprenditori “illuminati” che hanno prodotto decisivi passi in avanti anche nella riqualificazione urbana. Ma se ci si vuol aprire ai mercati dell’Est con qualche possibilità di successo e centrare pienamente l’obiettivo che sta a cuore al Presidente della Fondazione Pescarabruzzo, prof. Nicola Mattoscio, quello cioè di superare le barriere tra cultura ed economia, non è sufficiente puntare sulla formazione delle sole competenze “tecniche”; prima, è necessario formare nelle coscienze l’idea di appartenere ad una cultura comune, ciò che costituirà domani la base più solida anche per un mercato comune. È dalla cultura, dunque, che occorre partire, ed è alla cultura che gli imprenditori più “illuminati” dovrebbero guardare, perché sostenerla significa ottenere ricadute economiche non effimere, ma di lunga e permanente durata.  
- Ruolo specifico della cultura. In questo campo si rischia di vanificare quanto si è riusciti a costruire, con grande sforzo, in anni recenti, riannodando il filo di un discorso già avviato in passato con le Università e le istituzioni culturali della sponda dalmata, in primo luogo Spalato, città “sorella” e cuore della costa adriatica orientale, come Pescara lo è di quella occidentale. Particolarismo e scarsa sensibilità delle istituzioni mettono a repentaglio la mole di lavoro svolto per il progresso delle reciproche conoscenze e l’avanzamento della cultura italiana nei paesi dell’Est europeo. Grazie all’organizzazione di ben cinque congressi itineranti su tematiche relative alla comune area adriatica e in virtù della creazione di una rivista bilingue (“Adriatico/Jadran”) redatta a Pescara e Spalato, si è innescato un processo di avvicinamento che ha prodotto importanti risultati anche sul piano accademico, quali ad esempio la stipula di convenzioni internazionali e, ora, anche di programmi Erasmus tra le nostre Università e quelle croate. È iniziato un proficuo scambio di docenti che, grazie alla disponibilità di colleghi pescaresi, ha consentito tra l’altro alla Facoltà di Lettere spalatina di istituire una cattedra di Letteratura italiana nei corsi di laurea triennali e specialistici e di attivare un Dottorato di ricerca in Lingua e Letteratura italiana. La vivace ripresa d’interesse mostrata dall’Ateneo croato verso la nostra civiltà, che tra XIV e XIX secolo aveva permeato profondamente il tessuto culturale della Dalmazia, è il segno che intorno all’Adriatico ci sono già le basi per sviluppare un lavoro comune anche in altri settori. Purtroppo non altrettanto può dirsi dalle nostre parti, dove non si è creato un humus su cui alimentare il desiderio di conoscere lingua e letteratura croata. Si trascura inoltre ciò che potrebbe costituire una delle più grandi risorse per la crescita mentale e intellettuale della nostra città, che ha fame e sete di cultura, ma non trova la via per incanalarle verso un progetto identitario veramente qualificante. Si tenta maldestramente con D’Annunzio, dimenticando tra l’altro che la personalità dannunziana è indissolubilmente legata a radici “adriatiche” che prescindono dalle “gesta” eroiche e dalle odiose mire imperialistiche sul “mare nostrum”. Quello di D’Annunzio con il mare natio, come può ben constatare chi legga in modo non parziale la sua vastissima opera, è un rapporto profondo, che intrattiene strette connessioni con la ricerca di un’identità autentica e capace di scendere fino agli insondabili misteri dell’esistenza umana.                    

Traendo un bilancio, sia pur sommario, della politica culturale che si persegue, bisogna purtroppo registrare che, rispetto a tutte le altre regioni italiane affacciate sull’Adriatico, l’Abruzzo, pur essendo considerata capofila nella gestione dei fondi europei destinati alla “prossimità” con i paesi PAO, è quella più carente di progetti che ne connotino l’identità. Oltre alle Marche, nostre dirette “rivali” da sempre, non solo Veneto e Friuli Venezia Giulia (già da lungo tempo all’avanguardia in questo specifico settore), ma ormai anche Puglia ed Emilia-Romagna, con le loro iniziative sostenute da congrui investimenti, hanno oltrepassato di gran lunga la nostra regione, puntando in modo deciso e lungimirante su quell’idea di identità adriatica che, al contrario, in un’ottica inguaribilmente provinciale può suscitare solo malcelati sorrisini ironici.       
Per scalzare tale provincialismo, le forze culturali abruzzesi che abbiano a cuore il vero sviluppo della regione devono intervenire con unità d’intenti, facendo sistema anche con la consorella regione molisana, allo scopo di elaborare grandi progetti che guidino i cittadini a prefigurarsi una visione più ampia, un profilo più alto di quello che hanno solitamente sotto i loro occhi.  


PROPOSTE DELL’ISAd PER IL PROSSIMO QUINQUENNIO

Il Ponte del Mare – la cui icona l’ISAd ha adottato come logo – è divenuto in pochissimi mesi il simbolo visibile e tangibile dell’aspirazione dei pescaresi a ritrovarsi in un comune luogo identitario. Lo straordinario successo che quest’opera, da qualcuno a suo tempo vivacemente contestata, ha riscosso non solo tra i residenti della città adriatica ma anche presso gli abitanti dell’intera area metropolitana, è il segno manifesto della viva esigenza delle nostre popolazioni di oltrepassare le vecchie barriere innalzate dai particolarismi e dalle antiche rivalità (si ricordi la novella dannunziana “La guerra del ponte”…). Elevandosi alla confluenza tra mare e fiume, proteso ad unire le due riviere, il Ponte del Mare simboleggia uno spazio che può dilatarsi a dismisura, fino ad abbracciare le comunità che vivono sull’altra sponda; è l’icona di un’identità adriatica che va riscoperta e valorizzata.

Altro luogo-simbolo dell’identità adriatica di Pescara e dell’Abruzzo costiero è la motonave Tiziano. Il vecchio traghetto sul quale per tanti anni si sono incrociati i percorsi dei viaggiatori dell’una e dell’altra sponda è oggi di proprietà della compagnia croata Jadrolinija e, ormai inutilizzabile per i lunghi tragitti, giace abbandonato nel molo di Ancona. L’idea dell’ISAd è di riportarlo a Pescara (l’impegno finanziario non sarebbe troppo gravoso) per riproporne la specifica funzione identitaria. Ancorata nello specchio d’acqua antistante la spiaggia pescarese, o utilizzata per mini-crociere sulla costa, la Tiziano potrebbe essere riconvertita in hotel, ristorante, bar, luogo di vacanza e di svago, e/o diventare la sede galleggiante di una Casa della cultura dove organizzare periodicamente eventi che sarebbero di sicura risonanza. Alla stessa stregua del nuovissimo Ponte del Mare, la vecchia motonave darebbe grande visibilità alla dimensione “adriatica” di Pescara e delle altre città costiere, diventando segno di un passato pronto a proiettarsi verso il futuro.          
       
Tra i progetti più innovativi che l’ISAd sottopone alle istituzioni per rilanciare il profilo culturale di Pescara e dell’intero Abruzzo (con significative ricadute sul turismo di qualità), riveste un’importanza primaria quello che mira alla valorizzazione del Museo del Mare Guglielmo Pepe. Il progetto, elaborato in tutti i suoi dettagli dal prof. Braccesi, s’ispira ad una formula originale sia nella tematica che nell’allestimento. Partendo dalla constatazione che in nessuna città del versante occidentale esiste un “Museo storico dell’Adriatico”, si propone la creazione di uno spazio che “narri” la storia del nostro mare attraverso oggetti, voci, suoni, ricostruzioni materiali e virtuali e pannelli bilingui. I temi alla base dell’allestimento sarebbero svariati: l’eredità storica tra le due sponde dall’età antica ai tempi moderni, i miti di ieri e di oggi, le rotte di navigazione e l’evoluzione della nautica, la pirateria, la storia della pesca e delle tradizioni popolari, D’Annunzio e l’Adriatico, l’universo archeologico sommerso (con la storia dei più celebri naufragi), etc. Oltre che della collaborazione con vari centri di ricerca, il progetto si avvarrebbe del contributo della Soprintendenza del Mare di Venezia, del nucleo operativo ARCHEOMAR (Ministero dei Beni Culturali), nonché delle accademie nazionali croate, montenegrine e albanesi. Come momento preparatorio alla realizzazione del progetto, si proporrebbe alla cittadinanza una serie di conferenze-spettacolo sui temi oggetto dell’allestimento museale.

Prendendo atto che la nostra regione, al contrario di quanto è già avvenuto per tutte le altre regioni rivierasche italiane, si è finora mostrata insensibile nel promuovere la conoscenza e la valorizzazione dei relitti sommersi nelle acque antistanti le proprie coste, l’ISAd intende far proprio il progetto, elaborato dal dott. Loreto Macrini in collaborazione con il compianto prof. Luciano Russi, di redarre un “Atlante Archeologico Marino dell’Abruzzo” (con l’ovvio coinvolgimento delle autorità competenti). Nonostante le molte segnalazioni raccolte e i casuali rinvenimenti di oggetti antichi, la ricerca in mare davanti alle nostre coste non è infatti mai stata eseguita, mentre ne potrebbero scaturire scoperte anche rilevanti, utili a ricostruire i contatti, gli scambi commerciali e persino alcune rotte finora solo ipotizzate nei tragitti della colonizzazione in Adriatico. Si tratta di un progetto complesso ma fondamentale per supplire alle lacune della conoscenza storico-archeologica del mare abruzzese e contribuire all’avanzamento della ricerca scientifica. Per la sua realizzazione, avendo già a disposizione un mezzo navale idoneo (il peschereccio “Santa Rosa” di proprietà del dott. Macrini), è necessario dotarsi dei più moderni strumenti di esplorazione marina (tra cui il R.O.V. “Prometeo”).

Oltre ai progetti fortemente innovativi appena esposti, il programma tracciato dall’Istituto per gli Studi Adriatici si pone su una linea di continuità con le iniziative della Fondazione Giammarco, prevedendo cicli di seminari e conferenze, l’organizzazione dei tradizionali Convegni interadriatici e rilevanti attività editoriali, tra cui la pubblicazione della rivista bilingue “Adriatico/Jadran” e della collana “Adrìas” (Roma, L’Erma di Bretschneider).