Giammarco e l'Adriatico

La Fondazione Ernesto Giammarco ringrazia sentitamente il dr. Jan Casalicchio, ricercatore dell'Università di Utrecht, che con il suo gruppo di lavoro ha effettuato una donazione in memoria di Gino D'Alessandro, padre adorato della Prof. Roberta D'Alessandro: un gesto nobile e generoso che onora e mantiene vivo il ricordo della cara persona scomparsa 

Istituto per gli Studi Adriatici

 

 

 

 

 

Presentazione

Convegno CISDID in Italy

In Memory of Ernesto Giammarco

Mare Gratis di Fabio Fiori

Campagna Soci

L'esordio negli studi dialettologici

 

Intorno alla metà degli anni ’50, Giammarco entra in contatto con la scuola glottologica e dialettologica fondata a Pisa da Clemente Merlo e proseguita da Tristano Bolelli, inaugurando così la sua poderosa attività scientifica nell’ambito della linguistica e della dialettologia abruzzese. Innestandosi sull’autorevole tradizione di studi sui dialetti della regione avviati tra fine ‘800 e inizi ‘900 da D’Ovidio, Finamore, Savini, De Lollis, Anelli e Merlo - studi fondamentali, ma pur sempre limitati a ristrette zone geografiche -, con l’aiuto di alcuni valorosi collaboratori e armato di registratore Giammarco comincia sistematicamente a percorrere - ogni estate, e in tutti i momenti liberi dal lavoro - paesi e contrade d’Abruzzo, raccogliendo dalla viva voce dei parlanti un’immensa mole di termini ed espressioni dialettali. Porta avanti così un’impresa immane e mai tentata di ricerca sul campo, con spogli di prima mano condotti su ben 650 punti d’indagine. Suo scopo è di preservare l’intero patrimonio linguistico della regione, destinato a scomparire di fronte all’uso ormai prevalente della lingua nazionale, e di dare sistemazione scientifica agli studi precedenti. Incoraggiato da maestri della Glottologia italiana quali Clemente Merlo, Gino Bottiglioni, Carlo Battisti, Giacomo Devoto, ben consci dell’importanza delle sue ricerche, lo studioso abruzzese comincia a pubblicare i risultati delle sue indagini: il primo studio, Dialetti d’Abruzzo, viene presentato al VII Congresso Nazionale delle Tradizioni popolari ed accolto negli Atti pubblicati nel 1958 dalla prestigiosa casa editrice fiorentina di Leo Olschki. Nello stesso anno escono le due edizioni del Manuale ortografico dei dialetti abruzzesi, rispettivamente con prefazioni di Gino Bottiglioni e Luigi Illuminati. Si tratta di un volumetto storico, perché vi si trova finalmente codificata sul piano scientifico la corretta grafia dei dialetti abruzzesi-molisani. Mentre si dedica alla ricerca linguistica, Giammarco esplora anche i vari aspetti della cultura regionale; pubblica così un’Antologia dei poeti dialettali abruzzesi dal ‘300 ai nostri giorni e una raccolta di Novelle sacre, curata in collaborazione con lo studioso di tradizioni popolari p. Donatangelo Lupinetti. Nel 1960 esce la fondamentale Grammatica delle parlate d’Abruzzo e Molise, con prefazione di Clemente Merlo.

 

L’operosa stagione di Pescara. Gli anni ’60
 
Nel 1960, Giammarco si trasferisce con la famiglia a Pescara, città che proprio in questi anni viene sviluppando un ruolo di traino dell'intera regione Abruzzo.
 Nel capoluogo adriatico, mentre esercita l’insegnamento delle materie letterarie nell’Istituto Magistrale “G. Marconi”, prosegue un’instancabile attività scientifica nel campo della dialettologia e dell’abruzzesistica. Nel 1961 i suoi studi gli fruttano la libera docenza in Dialettologia. La sua carriera accademica, iniziata ricoprendo incarichi di insegnamento all’Università dell’Aquila, si svolgerà di pari passo con la nascita e lo sviluppo dell’Università “G. d’Annunzio”, con sedi a Chieti, Pescara e Teramo. Giammarco è tra i primi docenti (pochissimi dei quali abruzzesi) del nuovo Ateneo, dove insegna discipline linguistiche alla Facoltà di Lettere di Chieti, accogliendo nella sua scuola una pattuglia di allievi, tra i quali Marcello Marinucci, Giuseppe Di Domenicantonio, Giuseppe De Thomasis, Marcello De Giovanni.