Giammarco e l'Adriatico

La Fondazione Ernesto Giammarco ringrazia sentitamente il dr. Jan Casalicchio, ricercatore dell'Università di Utrecht, che con il suo gruppo di lavoro ha effettuato una donazione in memoria di Gino D'Alessandro, padre adorato della Prof. Roberta D'Alessandro: un gesto nobile e generoso che onora e mantiene vivo il ricordo della cara persona scomparsa 

Istituto per gli Studi Adriatici

 

 

 

 

 

Presentazione

Convegno CISDID in Italy

In Memory of Ernesto Giammarco

Mare Gratis di Fabio Fiori

Campagna Soci

La guerra

 

Quando ha già espletato l’intero periodo di servizio militare, nel 1940 Giammarco è travolto dagli avvenimenti della grande storia: allo scoppio della seconda guerra mondiale viene subito richiamato alle armi ed è costretto ad interrompere gli studi universitari. Inviato al fronte in Africa settentrionale partecipa valorosamente, con i gradi di capitano, a due campagne militari. Nel 1942 è preso prigioniero dagli inglesi a Tobruch, in Libia, e deportato in India con migliaia di commilitoni, tra i quali il futuro linguista e filologo Gianfranco Folena. Trascorre lunghissimi anni in un campo di prigionia nei pressi di Bombay, superando inenarrabili privazioni e sopravvivendo a un’epidemia di colera. La perdita della libertà, se può limitarlo nei movimenti fisici, ne affina ulteriormente la spiritualità; l’incontro con le civiltà orientali e la cultura sanscrita gli apre la mente a un desiderio di conoscenza universale. Mentre si consumano gli anni più belli della giovinezza, trova conforto negli studi e nella poesia, componendo liriche ispirate agli amatissimi autori classici e scritte in un linguaggio elevato e prezioso.

 

Gli anni del dopoguerra

 

Terminata la seconda guerra mondiale, Giammarco riesce a tornare in Italia solo nel 1946, impegnandosi indefessamente per recuperare il tempo perduto. Riprende subito gli studi universitari nell’Ateneo romano, seguendo con particolare interesse le lezioni di Antonino Pagliaro e laureandosi nel febbraio 1948 in Lettere classiche con una tesi su Francesco Petrarca. Con il ritorno al paese natio, scopre la sua grande vocazione per lo studio delle espressioni più schiette della cultura popolare, cominciando ad esplorare le parlate dialettali della valle Peligna. A Introdacqua si fidanza intanto con una giovanissima maestra, Italia Pelino. Le nozze vengono celebrate nel Santuario Mariano di Pompei nel dicembre 1949. Entrato nei ruoli come professore di Lettere negli Istituti superiori, si trasferisce con la famiglia (è nata intanto nel 1951 l’unica figlia, Marilena) nella città di Chieti, dove insegna prima nel Liceo Classico “G.B. Vico”, poi, come docente di Italiano e Storia, nell’Istituto Magistrale “Isabella Gonzaga del Vasto”. Nel capoluogo teatino frequenta gli ambienti intellettuali e partecipa alle iniziative culturali; desiderando impegnarsi anche politicamente nell’opera di rinascita democratica della nazione, entra nel movimento della Democrazia Cristiana. Nel 1950 e nel 1952 l’editore Gastaldi pubblica nella collana “Poeti d’oggi” le sue raccolte di liriche Primizie e Canti nuovi, segnalate al Premio Nazionale di Poesia promosso dalla stessa Casa editrice. Si lega d’amicizia a numerosi poeti dialettali d’Abruzzo e Molise (regioni che formano ancora un’unica entità); molto profondo e proficuo, sul piano della cultura e degli affetti, si rivela in particolare il sodalizio con i medici-poeti Guido Giuliante, originario di Pennapiedimonte, e Camillo Carlomagno, di Agnone. Mentre continua a coltivare poesia e letteratura, cresce in lui la passione per gli studi di abruzzesistica, cui dedicherà ogni energia per tutto il resto della sua vita.